La Visciola: la biodinamica nel Cesanese fa tendenza


Non sono un fan sfegatato del biologico anche se, devo ammettere, che una ventata di novità e coraggio nel mondo del vino la stanno portando quasi esclusivamente i produttori di quello che viene definito “vino naturale”.
Nel Lazio, in particolare, c’è una persona di nome Piero Macciocca che da un po’ di tempo sta cercando di rompere gli schemi di un vino che, troppo spesso, viene vinificato in maniera pesante ed opulenta: il Cesanese del Piglio.

I vini de La Visciola, piccola cantina biodinamica gestita egregiamente da Piero e sua moglie Rosa, nel panorama del Cesanese di oggi sono unici ed individuabili anche per un neofita alla cieca perché, contrariamente alla moda imperante nella zona, sono leggiadri e di femminile eleganza.
Con Piero ci incontriamo ad Anagni e da là iniziamo il tour presso i suoi tre Cru: Ju Quartu, Vignali e Mozzatta.

Jù Quarto è, secondo Macciocca, il vigneto da cui esce la sua versione “base” del cesanese, un fazzoletto di vigne degli anni ’60 in conversione biologica dal 2009. Rispetto al Vignali e al Mozzatta, la vigna presenta un clone di cesanese dal chicco più piccolo ed è allevata ad un’altezza media superiore. Ad oggi, come vedete dalle foto, tutto sembra andare per il meglio.



Il Vignali, invece, è il secondo Cru acquistato da Piero e Rosa ed è anche il vigneto dove, oltre al cesanese, troviamo anche la passerina che andrà nel loro Donna Rosa. Rispetto a Ju Quartu, il Vignali è in regime biodinamico da due anni e ha un clone di cesanese col chicco più grande del primo Cru. 


Da notare il terreno del vigneto che dopo due anni di regime biodinamico appare di grande fertilità!


Piero tra i filari usa la tecnica del sovescio che, come possiamo vedere dalle foto sottostanti, ha risultati sorprendenti. 
Notare la differenza tra la flora del suo vigneto e quello che un vigneto distante dal suo circa due metri...

Vigneto La Visciola

Altro vigneto...
Nel primo caso, oltre ai fiori, c'è la sola presenza di piante utili al vigneto. Nel secondo caso c'è il caos più totale di erbe infestanti...

Il vigneto Mozzatta, da sempre di proprietà della famiglia, è sempre stato condotto in maniera naturale fin dalle sue origini (anni '60) ed è il Cru più importante per La Visciola. Rispetto ai precedenti ha un clone di cesanese dal chicco grosso, il migliore secondo Piero, presenta una leggera pendenza ed ha una maggiore altitudine (circa 350 metri s.l.m.).
Basta fare un giro lungo il crinale per capire la magia di questo impianto dove talmente tutto è immacolato da trovarci anche le fragoline. Ho detto tutto...


La cantina è piccola e artigianale, trovano posto un paio di tini in acciaio e tre vasche di cemento. Un paio di barrique e tre botti più gradi (max 500 litri) completano la zona affinamento.

Cemento..

La Visciola vinifica solo uve passerina e cesanese che vengono fermentate tramite lieviti autoctoni e con l'unico controllo della temperatura dato dal condizionatore posto in cantina...
Due linee di produzione: la linea base è rappresentata dal quotidiano Cupella (bianco e rosso) che per entrambe le versioni risulta fresco e di grande bevibilità.

Il Donna Rosa, invece, è il vino proveniente dalle migliori viti di passerina del Vignali. Io ho degustato sia l'annata 2009, attualmente in commercio, che la 2010 da botte. Tra le due preferisco senza dubbio l'ultima annata perchè, vuoi per la maggiore esperienza di Piero, vuoi per il millesimo particolarmente favorevole, il Donna Rosa 2010 risulta profondo, intenso e intimamente bucolico con i suoi profumi vegetali e la fragrante frutta gialla. In bocca poi è ampio e deciso.


Per i rossi vale quanto scritto su Rosso Cesanese.  

Jù quartu 2009 rappresenta la frutta di bosco più croccante, la semplice definizione di un terroir che sta evolvendo verso l'eccellenza. Da tenere d'occhio il millesimo 2010 perchè, come ho scritto per il Donna Rosa, via via che passa il tempo vigna e vignaiolo diventano sempre più efficaci ed efficienti.

Col Vignali 2009 si cresce di complessità e profondità, il vino comincia a diventare bidimensionale visto che al cesto di fragole e ribes si aggiunge una verve terrosa molto seducente. Bocca dinamica e di buona struttura. La persistenza comincia a farsi sentire.

Il Mozzatta, a prescindere dall'annata, è sempre un vino emozionante perchè è un compendio di fiori e frutta rossa che fanno da contorno a sensazioni viscerali di radici e terra bagnata. In bocca si propone in tutta la sua scorrevole struttura. Ha tanta ciccia ma la nasconde bene sotto un abito di velluto. Ancora una volta il millesimo 2010 mi sembra molto meglio del già ottimo 2009. 

La Visciola rappresenta oggi uno dei fari della nuova Docg laziale anche se il suo stile, così fresco e "leggero", porta attualmente Macciocca ad essere un uomo solo al comando. 

E se fosse il suo cesanese il vero pinot nero del Lazio?
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