La Vernaccia di San Gimignano ha una sua dignità. Sappiatelo!


Iniziamo da questa foto


E' con questo panorama che un piccolo gruppo di "talebani" del vino si sono riuniti pochi giorni fa per capire, scoprire e dare il giusto risalto ad uno dei vini bianchi storici italiani: la Vernaccia di San Gimignano, prima DOC italiana (1966)
Un primato ed un prestigio che oggi sembra non avere più senso visto che, soprattutto in Toscana, patria dei rossi, per la Vernaccia non sembra esserci molto spazio, soprattutto se non viene valorizzata e comunicata da chi di dovere (produttori e Consorzio).
Fortunatamente, qualcuno a tutto questo ha detto NO, sei aziende (Mattia Barzaghi, La Mormoraia, Cappella Sant'Andrea, Podere La Castellaccia, Signano e Il Colombaio di Santa Chiara) stanno reagendo a questa situazione di stallo cercando di gridare al mondo che ci sono, con tutta la bontà del loro vino.

Come raggiungere l'obiettivo prefissato? Semplice, fare organizzare tutto a Davide Bonucci, Simone Morosi e Mattia Barzaghi, scegliere un posto bellissimo come l'agriturismo Mormoraia, chiamare un manipolo di appassionati, giornalisti, wine blogger ed opinion leader e il gioco è fatto. 
Già, il gioco, perchè all'inizio si è davvero bevuto "giocando" con l'ausilio dei bicchieri neri da degustazione. Lo scopo era quello di "trovare", tra i vari vini versati, le Vernacce di San Gimignano, un modo come un altro per capire se il loro profilo aromatico e gustativo poteva essere ben definito all'interno di una batteria con alcuni mostri sacri come il Fiano di Picariello 2010, lo Sterpi 2009 di Walter Massa o il Rossese di Giovanna Maccario (unico grande rosso tra i bianchi).

Il "Black Wine Tasting"
Gente all'opera....

All'interno di questo blind test, due le Vernacce che sono state infilate, una in versione "base" ed una in versione Riserva. La prima era la Vernaccia di San Gimignano 2011 "Zeta" di Mattia Barzaghi, un vino fresco dotato di un'anima fruttata e minerale molto lieve ed elegante. Bocca tesa, agrumata, dotata di buona armonia e coerenza col naso.

Il secondo vino era l'Albereta Riserva 2009 de Il Colombaio di Santachiara, un vino dal potente soffio minerale e terziario che, dopo 8 mesi di barrique, forse risente un pò troppo del legno assorbito che, a mio giudizio, un pò comprime il vino che potrebbe esprimere ben altre potenzialità e complessità. Con qualche orpello in meno sarebbe davvero interessante.

La batteria dei vini della degustazione in nero

L'altra degustazione programmata era più classica, con bicchieri trasparenti anche se rigorosamente alla cieca come quella precedente. Dieci bicchieri per dieci vini di varie tipologie ed un unico quesito: capire anche stavolta se era possibile "isolare" la Vernaccia di San Gimignano che, ad una attenta analisi organolettica, difficilmente sbagliavi ad inviduare visti alcuni denominatori comuni compreso il leggero ammandorlato nel finale di bocca che ben inquadra una tipologia di vini mai strabordandi che giocano molto su un equilibrio ricamato tra frutta, fiori e minerali.

Tra i vari campioni degustati hanno lasciato una traccia in me: Vernaccia di San Gimignano "Ciprea" 2011 di Podere La Castellaccia che presentava un connubio aromatico tra frutta e fiori di bella piacevolezza e una bocca fresca e leggiadra.
Altro vino interessante della batteria era la Vernaccia di San Gimignano 2011 di Signano, azienda che ho anche avuto il piacere di visitare. Il vino è molto lineare, senza effetti speciali, dinamico, diretto e floreale quanto basta per berti una bottiglia anche da solo.
Ottima performance anche per la Vernaccia di San Gimignano "Selvabianca" 2011 de Il Colombaio di Santachiara che con i suoi aromi di fieno, erbe aromatiche e spiccata mineralità aveva un naso davvero emozionante. Bocca ampia, progressiva, persistente. Davvero una sorpresa.
La Vernaccia di San Gimignano 2011 La Mormoraia è più piena, densa, solare delle precedenti, si esalta in questi casi la componente fruttata del vino che alla gustativa non cede il passo e diventa di grande persistenza.

Le 10 bottiglie. Foto di Stefania Pianigiani

Tra aperitivi vari e altre piccoli degustazioni improvvisate durante la cena e il pranzo del giorno dopo, ho potuto apprezzare un'altra Vernaccia di carattere: il Rialto 2009 di Cappella Sant'Andrea, un vino di estrema complessità con note fumè, fiori gialli appassiti e di mandorla amara. In bocca è ampio, deciso, strutturato ma di grande equilibrio.  

Concludendo, visti i vari assaggi di Vernacce con qualche anno sulle spalle, posso tranquillamente affermare che questo è un vitigno che sopporta egregiamente l'invecchiamento. Anzi, direi che se affinate ad hoc, le Vernacce di San Gimignano risultano essere estremamente interessanti e con un bagaglio di complessità e piacevolezza degno dei grandi vini bianchi italiani come, ad esempio, Verdicchio e Soave. L'ho già detto, ancora non mi convincono al 100% le Riserve (la barrique segna troppo il vino nel breve periodo), mentre a mio modo di vedere le Selezioni, rappresentando veri e propri Cru, potrebbero rappresentare la strada maestra per i vignaioli di eccellenza di San Gimignano se, e solo se, si dà a questi vini il giusto tempo di affinamento in bottiglia.

Perchè, allora, non fare come fece Massa col Timorasso e uscire in commercio solo dopo almeno un paio di anni dalla vendemmia lasciando ai "base" il compito di calmare per un pò la richiesta di mercato? 

Domande alle quali, spero, avremo una pronta risposta da chi vuole, deve, valorizzare questo grande vitigno italiano.

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